La sentenza n. 0057/CFA/2024 della Corte Federale d’Appello della FIGC segna un passo cruciale nella lotta contro il bullismo e l’abuso psicologico nello sport giovanile. La decisione non solo ha imposto sanzioni severe, ma ha anche ribadito principi fondamentali per garantire ambienti sicuri per i giovani atleti. Tuttavia, il caso ha evidenziato alcune lacune procedurali e normative che le società sportive devono affrontare per prevenire situazioni simili.
I pilastri della decisione
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Prevalenza della sostanza sulla forma
La Corte ha stabilito che eventuali irregolarità formali nelle notifiche non compromettono la validità del procedimento se l’atto raggiunge lo scopo di garantire il diritto di difesa. L’art. 53 del Codice di Giustizia Sportiva consente notifiche alternative, come la PEC alla società. Questo ha portato a una revisione della decisione di primo grado, che si era basata su un’interpretazione più restrittiva delle norme.
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Applicazione della “Policy per la tutela dei minori”
La mancata adozione di misure preventive da parte del presidente della società è stata considerata una grave omissione. La Corte ha sottolineato che le società sportive devono attuare politiche concrete per prevenire abusi, come previsto dalle linee guida FIGC. Questo obbligo non è solo teorico ma richiede azioni tangibili per proteggere i giovani atleti.
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Qualificazione del bullismo e abuso psicologico
I comportamenti dei calciatori minorenni coinvolti sono stati qualificati come abuso psicologico e bullismo ai sensi delle normative sportive. Minacce e costrizioni hanno violato i principi di rispetto e dignità, che devono essere sempre tutelati all’interno del sistema sportivo.
Le sfide per l’ordinamento sportivo
1. Ambiguità nelle regole di notifica
La mancanza di una chiara gerarchia delle modalità di notifica prevista dal Codice di Giustizia Sportiva ha creato incertezza. La Corte ha accettato la notifica via PEC alla società, ma questa interpretazione potrebbe essere messa in discussione in altri casi. Un chiarimento normativo sarebbe necessario per evitare discrepanze interpretative.
2. Misure preventive poco strutturate
Pur obbligando le società ad adottare una policy per la tutela dei minori, la FIGC non prevede meccanismi di monitoraggio né sanzioni standardizzate per la mancata attuazione. Questo vuoto normativo lascia spazio a discrezionalità e rende difficile valutare la conformità delle società agli obblighi previsti.
3. Criteri per distinguere bullismo e comportamenti goliardici
La sentenza ha mostrato la difficoltà di tracciare una linea chiara tra comportamenti goliardici e atti di bullismo. La mancanza di parametri oggettivi rischia di generare decisioni non uniformi. L’introduzione di linee guida dettagliate potrebbe aiutare a distinguere meglio tra i due.
4. Funzione educativa delle sanzioni
Sebbene la Corte abbia evidenziato l’importanza di una funzione rieducativa e deterrente, non esistono criteri chiari per calibrare le sanzioni in modo proporzionato e prevedibile. Questo può portare a discrepanze nel trattamento di casi simili.
Indicazioni Pratiche per le Società Sportive
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Rivedere e implementare le politiche di tutela
Le società devono verificare l’effettiva adozione e applicazione delle policy per la tutela dei minori, assicurandosi che siano integrate nella gestione quotidiana delle attività sportive.
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Formare staff e dirigenti
È essenziale fornire formazione obbligatoria a dirigenti, allenatori e collaboratori per riconoscere e prevenire situazioni di abuso o bullismo.
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Monitorare e verificare l’efficacia delle misure
Le società dovrebbero introdurre sistemi di controllo interno per monitorare il rispetto delle politiche adottate, garantendo interventi tempestivi in caso di criticità.